Manovra 2026: 13 miliardi di euro per il rilancio delle imprese tra innovazione e vincoli UE

Ufficio stampa

La nuova Legge di Bilancio stanzia un pacchetto da 13 miliardi di euro destinato a sostenere il tessuto produttivo nazionale. Il piano punta sulla trasformazione digitale e sulla sostenibilità, ma introduce una clausola stringente: gli incentivi saranno validi quasi esclusivamente per l’acquisto di beni “Made in EU”, obbligando le aziende a una revisione delle proprie catene di fornitura.
Iperammortamento e transizione tecnologica
Il pilastro della manovra è il nuovo iperammortamento, attivo dal 1° gennaio 2026 fino a settembre 2028. La misura prevede una maggiorazione delle quote deducibili (dal 50% fino al 180% per i piccoli scaglioni) per gli investimenti in beni strumentali avanzati e impianti a fonti rinnovabili. Tuttavia, l’incentivo perde le precedenti maggiorazioni “green” del 40% e si limita ai soli beni prodotti in Europa o nello Spazio Economico Europeo.
Il divario tra Nord e Sud
Mentre per il Mezzogiorno viene confermata la Zes Unica (estesa anche a Marche e Umbria) con uno stanziamento di 2,3 miliardi, le imprese del Centro-Nord rischiano un momentaneo stallo. Con la fine dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0 prevista per l’inizio del 2026, queste realtà potranno contare solo sull’iperammortamento, i cui benefici fiscali saranno però tangibili solo a partire dalle dichiarazioni dei redditi del 2027.
Energivore, Turismo e Strumenti di Supporto
* Imprese Energivore: Viene introdotto un credito d’imposta dedicato da 10 milioni di euro, svincolato dai rigidi obblighi ambientali del PNRR, per includere settori finora esclusi dagli aiuti.
* Turismo: 150 milioni di euro nel triennio per favorire la digitalizzazione e la destagionalizzazione.
* Nuova Sabatini e Contratti di Sviluppo: Rifinanziati rispettivamente con 650 milioni (2026-27) e oltre 500 milioni per sostenere l’acquisto di macchinari e i grandi progetti industriali.
Infine, il Governo ha previsto un “ripescaggio” da 1,3 miliardi di euro per sbloccare i crediti d’imposta della vecchia Transizione 4.0 relativi agli investimenti effettuati nel 2025 che erano rimasti senza copertura finanziaria.

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