Fisco UE, più garanzie sui dati dei contribuenti

La revisione delle regole sulla cooperazione fiscale punta a rafforzare i controlli, ma resta centrale il tema della privacy: accessi mirati alle banche dati, limiti alla conservazione e criteri più rigorosi nello scambio delle informazioni

La nuova cooperazione fiscale tra gli Stati dell’Unione europea dovrà trovare un equilibrio tra l’esigenza di rendere più efficaci i controlli e quella di tutelare i dati personali dei contribuenti.

Il nodo principale riguarda l’utilizzo delle informazioni scambiate tra le amministrazioni. L’obiettivo è evitare che l’ampliamento degli strumenti a disposizione del Fisco si trasformi in una raccolta generalizzata di dati, senza un collegamento concreto con specifiche attività di verifica.

Le informazioni dovrebbero quindi essere utilizzate solo quando risultano effettivamente necessarie e pertinenti rispetto alle finalità dell’accertamento. In questo quadro assumono particolare rilievo i criteri che regolano l’accesso diretto alle banche dati nazionali.

Tra i settori più delicati ci sono le informazioni raccolte per finalità antiriciclaggio. L’accesso da parte delle amministrazioni fiscali dovrebbe essere limitato a casi ben definiti, con l’individuazione delle categorie di dati consultabili e delle garanzie previste per i contribuenti.

Analoga cautela viene richiesta per le banche dati relative ai trattamenti pensionistici. La possibilità di utilizzare queste informazioni può essere utile soprattutto nei controlli sui redditi percepiti in più Paesi, ma non dovrebbe trasformarsi in una facoltà di consultazione indiscriminata delle posizioni previdenziali.

Un altro aspetto riguarda la residenza fiscale. La scelta dello Stato al quale trasmettere le informazioni dovrà basarsi su criteri giuridici precisi e verificabili, riducendo il rischio che dati personali vengano inviati sulla base di valutazioni troppo discrezionali.

Attenzione anche ai tempi di conservazione. Il limite massimo previsto non dovrebbe diventare un periodo automatico valido per ogni dato. Le informazioni dovrebbero essere mantenute soltanto finché risultino necessarie, con verifiche periodiche sulla loro effettiva utilità.

Resta infine il problema della qualità dei dati. Errori, duplicazioni o informazioni non pertinenti possono propagarsi rapidamente attraverso gli scambi automatici tra amministrazioni. Per questo servono procedure che consentano di correggere tempestivamente le anomalie e impedire che vengano ripetute.

La direzione è quindi quella di una cooperazione fiscale più forte, ma anche più selettiva: maggiori strumenti per contrastare evasione e irregolarità, senza trasformare la disponibilità tecnologica dei dati in un accesso senza limiti alle informazioni personali dei contribuenti.

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