La gestione della detrazione Iva potrebbe diventare più semplice e meno penalizzante per contribuenti, imprese e professionisti. Con lo schema di decreto legislativo correttivo approvato dal Governo il 10 giugno 2026, vengono infatti previste modifiche importanti alla disciplina del diritto alla detrazione, con l’obiettivo di ampliare i termini entro cui il contribuente può recuperare l’imposta assolta sugli acquisti.
La novità principale riguarda l’estensione del termine di esercizio del diritto alla detrazione Iva. In base alle modifiche previste, il contribuente potrà esercitare tale diritto fino alla dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla disciplina attuale, che limita il recupero alla dichiarazione relativa all’anno di ricezione della fattura.
In concreto, la modifica interviene sull’articolo 19 del Dpr n. 633/1972 e punta a ripristinare un margine temporale più ampio, superando l’impostazione introdotta dal decreto-legge n. 50/2017. Per imprese e professionisti, questo significa disporre di più tempo per esercitare correttamente la detrazione, riducendo il rischio di perdere il beneficio fiscale per ritardi, errori formali o difficoltà operative nella gestione documentale.
Un altro aspetto rilevante riguarda la registrazione delle fatture d’acquisto. Le fatture e le bollette doganali dovranno essere annotate prima della liquidazione periodica nella quale viene esercitato il diritto alla detrazione e, comunque, entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione del documento.
La modifica consente quindi una gestione più flessibile delle fatture ricevute in ritardo, purché restino rispettati i requisiti sostanziali e formali previsti dalla normativa Iva. Il diritto alla detrazione, infatti, continua a richiedere la presenza congiunta dell’esigibilità dell’imposta e del possesso della fattura. Tuttavia, il nuovo impianto normativo permette al contribuente di esercitare la detrazione con riferimento all’anno in cui il diritto è sorto, anche quando la fattura viene ricevuta nell’anno successivo, ma prima della presentazione della relativa dichiarazione annuale.
Un esempio chiarisce la portata della novità: se un’operazione viene effettuata nel 2026, ma la relativa fattura viene ricevuta nel 2027, prima della presentazione della dichiarazione Iva riferita al 2026, il contribuente potrà esercitare la detrazione con riferimento all’anno 2026. Sarà però necessario procedere alla corretta registrazione del documento, anche attraverso una specifica sezione del registro Iva acquisti dedicata alle fatture ricevute in un anno ma riferite a operazioni per le quali il diritto alla detrazione è sorto nell’anno precedente.
La revisione normativa potrebbe avere effetti positivi anche sul recupero dell’Iva collegata alle note di variazione in diminuzione. L’ampliamento dei termini, infatti, si rifletterebbe anche sulle ipotesi in cui il contribuente debba recuperare l’imposta in presenza di eventi successivi, come insolvenze, rettifiche o variazioni dell’operazione originaria.
Dal punto di vista operativo, la misura rappresenta un passo verso una maggiore semplificazione fiscale. In un sistema sempre più digitalizzato, in cui la fatturazione elettronica e gli strumenti telematici hanno reso più tracciabile il rapporto tra contribuente e Amministrazione finanziaria, l’ampliamento dei termini consente di correggere o gestire situazioni fisiologiche senza trasformare ogni ritardo in una perdita definitiva del diritto alla detrazione.
Resta comunque necessario attendere l’iter definitivo del provvedimento e monitorare gli sviluppi interpretativi. La disciplina della detrazione Iva, infatti, si colloca in un quadro europeo complesso, anche alla luce del confronto tra giurisprudenza nazionale e orientamenti dell’Unione europea. Proprio per questo, imprese e professionisti dovranno prestare attenzione non solo alle nuove scadenze, ma anche alle modalità di registrazione e conservazione dei documenti.
La direzione tracciata dal Governo appare comunque chiara: rendere meno rigido il meccanismo di recupero dell’Iva, garantendo ai contribuenti un tempo più ampio per esercitare un diritto fondamentale nella gestione fiscale dell’attività economica.





