L’Unione europea accelera sul fronte della tutela occupazionale e introduce un nuovo approccio per sostenere i lavoratori esposti al rischio di licenziamento. Con l’approvazione del Regolamento (UE) 2026/1139, firmato il 20 maggio 2026, il Consiglio dell’UE amplia infatti il raggio d’azione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (EGF), che da ora potrà intervenire anche prima che i tagli al personale diventino effettivi.
Fino ad oggi il Fondo operava esclusivamente dopo i licenziamenti collettivi, offrendo sostegno ai lavoratori già usciti dal mercato del lavoro. La riforma cambia invece la logica dell’intervento: l’obiettivo è prevenire l’impatto sociale delle crisi industriali e favorire una ricollocazione più rapida attraverso percorsi di riqualificazione e accompagnamento professionale.
Le nuove disposizioni riguarderanno le aziende che prevedono almeno 200 esuberi e potranno coinvolgere anche i dipendenti delle imprese collegate alla stessa filiera produttiva, inclusi fornitori e partner strategici.
Sul piano operativo, il meccanismo prevede una collaborazione tra imprese, governi nazionali e Commissione europea. La procedura si attiva nel momento in cui l’azienda comunica ufficialmente ai rappresentanti dei lavoratori l’intenzione di avviare licenziamenti collettivi. Da quel momento decorrono 14 settimane entro cui l’impresa può richiedere il sostegno alle autorità nazionali competenti.
Successivamente, lo Stato membro esamina la documentazione e trasmette la richiesta alla Commissione europea entro 15 giorni lavorativi. Bruxelles avrà poi 50 giorni lavorativi per valutare il dossier e autorizzare il finanziamento. Una volta ottenuto il via libera, le risorse dovranno essere erogate entro 10 giorni lavorativi, così da permettere interventi tempestivi prima della perdita definitiva dell’occupazione.
L’iniziativa si inserisce nella strategia europea di supporto ai comparti industriali maggiormente esposti alle trasformazioni economiche e tecnologiche, come automotive e siderurgia, oggi sotto pressione per effetto della transizione verde, della digitalizzazione, delle tensioni geopolitiche e della competizione internazionale.
Il sostegno garantito dall’EGF non consisterà in semplici aiuti economici, ma in un insieme di misure attive finalizzate al reinserimento professionale. Tra gli strumenti previsti figurano corsi di formazione specialistica, programmi dedicati alle competenze digitali e green, certificazione delle competenze, orientamento professionale, assistenza nella ricerca di un nuovo impiego, attività di mentoring e sostegno all’avvio di iniziative imprenditoriali.
Restano invece escluse le misure passive di sostegno al reddito, come ammortizzatori sociali o strumenti assimilabili alla cassa integrazione.
L’attuazione dei programmi resterà affidata alle imprese richiedenti, che dovranno anche contribuire economicamente alla quota di finanziamento non coperta dall’Unione europea. Al termine degli interventi sarà inoltre necessario presentare una relazione conclusiva alle autorità nazionali e raccogliere le valutazioni dei lavoratori coinvolti sull’efficacia delle misure adottate.
La revisione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione rientra nel più ampio aggiornamento delle politiche sociali europee e procede parallelamente alla revisione del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), già modificato dal Consiglio nel settembre 2025 nell’ambito della verifica intermedia della politica di coesione.
Le nuove norme resteranno operative fino alla fine del 2027, in coerenza con l’attuale bilancio pluriennale dell’UE. L’obiettivo di Bruxelles è accompagnare le trasformazioni industriali salvaguardando occupazione, competenze e competitività europea.





