Stop all’obbligo di conciliazione: le novità

Ufficio Stampa

Sono giunte conferme ufficiali sull’eliminazione dell’obbligo di conciliazione per i professionisti associati alle Casse di previdenza private. Ministero dell’Economia e Palazzo Chigi hanno chiarito che la gestione delle liti fra Istituti di primo pilastro obbligatorio e assicurati non può avvenire tramite un arbitro, in quanto si tratta di diritti indisponibili.

I lavori parlamentari e le prossime decisioni

Nei prossimi giorni, la V Commissione di Montecitorio inizierà l’esame degli emendamenti al provvedimento. Tra le proposte di modifica depositate dai vari partiti, alcune riguardano direttamente l’articolo 29, con l’obiettivo di eliminare la previsione dell’arbitro stragiudiziale per le controversie tra Casse previdenziali e iscritti.

Cosa prevedeva la norma originaria

L’idea iniziale, illustrata nella relazione annuale alla Camera, era di istituire un organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, simile a quelli presenti in Banca d’Italia, Consob e Ivass. L’organismo avrebbe potuto nominare un arbitro «ad hoc», consentendo agli iscritti di ottenere decisioni rapide senza sostenere i costi dell’assistenza legale.

L’evoluzione della norma e i possibili effetti

Quasi otto mesi dopo, nella versione «bollinata» dalla Ragioneria generale dello Stato del decreto 19, comparve la novità pensata per colmare l’assenza di strumenti in grado di dirimere eventuali liti tra le forme pensionistiche complementari, le Casse previdenziali e i singoli iscritti, pensionati e beneficiari. Con le nuove rassicurazioni ministeriali, tuttavia, la norma verrà modificata, eliminando l’obbligo di conciliazione e confermando che le controversie dovranno seguire altre modalità di risoluzione.

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