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Il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro ha espresso una valutazione positiva sullo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2023/970 sulla parità retributiva. Nel corso dell’audizione alla Commissione Lavoro della Camera, la categoria ha tuttavia avanzato anche una proposta: limitare l’esercizio del diritto dei lavoratori a richiedere informazioni sui livelli retributivi medi a una sola volta l’anno, per evitare un eccessivo aggravio organizzativo per le imprese.
Le osservazioni sono state illustrate il 4 marzo dal vicepresidente del Consiglio nazionale, Giovanni Marcantonio, intervenuto in audizione sul provvedimento. Marcantonio ha evidenziato l’importanza dell’attenzione riservata dal decreto al tema della privacy. La parità retributiva, infatti, è stata definita «una misura di civiltà giuridica ed economica» che deve diventare da semplice principio una regola concreta e verificabile, ma l’introduzione di strumenti di trasparenza deve comunque avvenire nel rispetto dei principi di proporzionalità e di tutela dei dati personali.
Privacy e tutela dei dati
Particolare rilievo viene attribuito alla previsione secondo cui le informazioni sui livelli retributivi medi rese disponibili ai dipendenti non devono consentire di risalire, direttamente o indirettamente, alla retribuzione individuale dei singoli lavoratori.
Il provvedimento richiama inoltre il regolamento europeo sul trattamento dei dati personali (Gdpr) e dedica attenzione specifica alle piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più ampia del sistema produttivo italiano.
Per le aziende con meno di 50 dipendenti, infatti, lo schema di decreto introduce una disciplina semplificata: sarà un decreto del ministero del Lavoro a stabilire modalità e criteri per la raccolta e la comunicazione delle informazioni richieste.
Ccnl e stop ai contratti pirata
Secondo i consulenti del lavoro, il testo rafforza indirettamente anche la contrattazione collettiva nazionale. La previsione che l’applicazione di un Ccnl comporti una presunzione di conformità ai principi di trasparenza retributiva potrebbe infatti produrre un effetto positivo sul mercato del lavoro, scoraggiando il ricorso ai cosiddetti contratti “pirata”.
La categoria ha inoltre proposto un maggiore coinvolgimento delle parti sociali nella definizione dei criteri per individuare i “lavori di pari valore”.
Quanto ai superminimi, i consulenti chiedono di chiarire che possano essere esclusi dal confronto tra retribuzioni solo se assegnati secondo criteri oggettivi, predeterminati e non discriminatori, lasciando comunque spazio alla verifica di eventuali disparità.
Trasparenza senza duplicazioni
Infine, il Consiglio nazionale ha apprezzato la scelta di valorizzare l’informativa fornita all’avvio del rapporto di lavoro, prevista dal dlgs 104/2022, come modalità ordinaria per adempiere agli obblighi di trasparenza. Una soluzione che, secondo la categoria, consente di evitare duplicazioni burocratiche per le imprese.





