Regime forfetario o ordinario? La scelta per gli avvocati

Il regime forfetario conviene ad avvocati con spese modeste, pochi oneri personali da detrarre e clientela non business, oltre che a chi si affaccia alla professione; mentre quello ordinario è per studi strutturati, con investimenti in corso e clientela di soggetti Iva. Confermata per il 2026 la soglia di reddito di 35 mila euro per il regime forfetario. Nel concordato preventivo biennale, poi, ora soci e strutture professionali condividono lo stesso destino: vi entrano insieme o ne restano fuori insieme.

 

Reddito omnicomprensivo: il reddito non è più determinato soltanto sui compensi percepiti

Nel regime fiscale ordinario vige dal 2025 il principio del reddito omnicomprensivo, in precedenza tipico del solo reddito di lavoro dipendente: il reddito non è più determinato soltanto sui compensi percepiti, ma su tutte le somme e i valori incassati dall’avvocato a qualunque titolo.

 

Rimborsi riaddebitati e neutralità fiscale

 

I rimborsi riaddebitati analiticamente al cliente non costituiscono reddito e non subiscono ritenuta d’acconto ma rendono indeducibile il costo correlato;

 

Neutralità fiscale garantita a precise condizioni 

 

La neutralità fiscale è garantita, ma lo studio legale deve adeguare i flussi contabili per evitare duplicazioni o errori di imputazione. Un’altra stretta scatta sulle spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante taxi o noleggio veicolo con conducente (Ncc): l’esclusione dal reddito e la deducibilità sono subordinate al pagamento con strumenti tracciabili. Insomma: la compliance documentale diventa un elemento essenziale di gestione. Il nuovo regolamento unico della previdenza forense, poi, consente inoltre di destinare alla contribuzione modulare volontaria una quota dall’1 al 20 per cento del reddito.

 

Forfetari più tracciabili e valutazione di convenienza

Scattano più controlli ma anche qualche alleggerimento fiscale nel regime forfetario. Aumenta la tracciabilità, si allargano le soglie di accesso e arrivano introducono correttivi favorevoli sui rimborsi spese, che dal 2025 non concorreranno più alla formazione del reddito. Resta il tetto di 85 mila euro di ricavi, con uscita immediata oltre i 100 mila. E dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfetari.

 

Per scegliere fra regime forfetario e ordinario l’avvocato deve valutare tre variabili: volume dei compensi, incidenza dei costi e struttura organizzativa dello studio. Nel forfetario il reddito imponibile si determina applicando ai compensi un coefficiente di redditività del 78 per cento: su tale base si applica un’imposta sostitutiva del 15 per cento, ridotta al 5 per le start-up; non si applica l’Iva in fattura, non si subisce ritenuta d’acconto e non sono deducibili analiticamente i costi, che si considerano “forfetizzati” nel 22 per cento.

 

Cosa sarà deducibile

Sono deducibili affitto, personale, software, formazione, spese tracciabili di vitto e trasferta, oltre ai contributi previdenziali. Il sistema è più complesso ma consente pianificazione fiscale e valorizza studi strutturati. In entrambi i modelli i rimborsi spese analitici non concorrono al reddito, ma nell’ordinario il peso dei costi effettivi incide realmente sulla base imponibile. Se dunque i costi superano circa il 25-30 per cento dei compensi, l’ordinario tende a diventare più conveniente.

 

Il forfetario è quindi adatto a studi individuali con spese contenute, che lavorano soprattutto con clienti privati, per i quali l’Iva è un costo, e all’avvocato che ha pochi oneri personali da detrarre, ad esempio perché è single, non ha mutui o spese mediche rilevanti; l’ordinario è più adeguato a studi organizzati, con investimenti e crescita strutturale e all’avvocato che ha famiglia e oneri deducibili/detraibili, potendo recuperare parte delle spese per figli, mutuo, salute riducendo l’Irpef.

 

Destini legati nel Cpb: cosa offre il concordato preventivo biennale

Il concordato preventivo biennale (Cpb) offre stabilità dell’imponibile per due anni e riduzione del rischio di accertamento. Ma con il decreto legislativo del 12/6/2025 n. 81 cambiano alcune regole chiave sulle cause di esclusione: la riforma fiscale, dunque, lega le sorti fiscali dei singoli a quelle della struttura collettiva. Nel mirino finiscono operazioni come fusioni, scissioni, conferimenti (soltanto se di azienda o ramo d’azienda) oltre che modifiche della compagine sociale. L’uscita dal Cpb opera unicamente se aumenta il numero dei soci.

 

Chi sarà escluso

È escluso dal beneficio il professionista che dichiara redditi autonomi e partecipa a un’associazione o a una società tra professionista che non aderisce al concordato. E vale anche il principio contrario: l’associazione non può accedere se non aderiscono tutti i soci che dichiarano redditi autonomi.

Aggregazioni agevolate:quali le novità

Il conferimento di uno studio professionale, compreso quello individuale, in una società tra avvocati (Sta) non genera tassazione immediata. Altrettanto vale anche per le società tra professionisti (Stp) in generale, le associazioni professionali, le società semplici tra professionisti e per le trasformazioni, le fusioni, le scissioni, i trasferimenti a causa di decessi («mortis causa») e i trasferimenti gratuiti

 

Enti privatizzati esclusi

Introdotta dalla legge 30/12/2025, n. 199 (manovra di bilancio 2026), la rottamazione-quinquies, è una nuova definizione agevolata dei debiti affidati all’Agente della riscossione: riguarda i carichi trasmessi tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 e consente di pagare soltanto il capitale e le spese di notifica e procedura, intesi come costi delle attività di riscossione coattiva eventualmente già avviate; il tutto senza sanzioni, interessi di mora e aggio. La Casse previdenziali dei professionisti, tuttavia, non possono aderire in alcun modo alla misura. Per la previdenza complementare, in compenso, il limite di deducibilità per sale a 5.300 euro l’anno.

 

Rete di sicurezza: le novità in corso

L’avvocato, infine, non rischia più sanzioni fiscali per scadenze saltate a causa di un grave problema di salute grazie a una norma “poco conosciuta ma decisiva”, introdotta dalla legge 30/12/2021, n. 234, la manovra di bilancio 2022, che sospende i termini degli adempimenti tributari quando il professionista è temporaneamente impossibilitato a lavorare. L’interessato, però, deve attivarsi: è tenuto a comunicare l’impedimento agli uffici competenti via Pec o raccomandata, allegando certificazione medica e mandati con data certa. In caso di dichiarazioni false sono previste sanzioni penali e pecuniarie.

Sospensione: chi riguarderà

La sospensione interessa soprattutto avvocati e altri professionisti che gestiscono adempimenti fiscali per conto dei clienti: una rete di sicurezza che, osserva il vademecum «evita di trasformare un problema di salute in un problema tributario». (riproduzione riservata)

 

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