Riforma delle professioni: nuove regole per valorizzare competenze e lavoro

Prosegue alla Camera l’esame del disegno di legge delega. Oltre quaranta proposte di modifica riaprono il confronto su responsabilità, equo compenso, accesso alla professione e formazione.

Riconoscere il valore delle competenze, garantire compensi adeguati e accompagnare le professioni nei cambiamenti del mercato del lavoro. Sono queste alcune delle questioni al centro della riforma degli ordinamenti professionali, ora all’esame della Commissione Giustizia della Camera dopo il primo via libera del Senato.

Il confronto parlamentare entra nel merito delle condizioni in cui operano i professionisti e delle tutele offerte a cittadini e imprese. Le oltre quaranta proposte di modifica presentate riguardano infatti aspetti concreti dell’attività quotidiana: quali prestazioni si possono svolgere, quali responsabilità si assumono, come viene remunerato il lavoro e quali percorsi consentono ai giovani di accedere alla professione.

Competenze e responsabilità: regole più chiare per chi opera e per chi si affida a un professionista

Uno dei passaggi più delicati riguarda la distinzione tra attività libere e competenze riconosciute alle singole categorie. Il testo approvato dal Senato considera liberamente esercitabili le attività che la legge non riserva espressamente a una o più professioni. Alcuni emendamenti chiedono di precisare questo confine, tenendo conto anche delle competenze specifiche attribuite dalla normativa, pur quando non sia prevista un’esclusiva.

Il tema assume particolare rilievo negli incarichi che coinvolgono figure professionali diverse. Definire con precisione il contributo di ciascuno significa favorire la collaborazione e rendere più trasparenti le responsabilità, soprattutto quando le prestazioni incidono sulla sicurezza, sulla salute, sull’ambiente o sul patrimonio.

In questa direzione vanno anche le proposte per individuare gli atti tipici delle diverse professioni, collegandoli alla preparazione richiesta, all’esperienza maturata e agli obblighi connessi al loro svolgimento.

Compensi e tutele al centro del confronto

La valorizzazione del lavoro professionale passa anche dal suo riconoscimento economico. Tra le modifiche proposte figura un ruolo più diretto dei Consigli nazionali nella definizione dei parametri utilizzati per le liquidazioni giudiziali e per l’applicazione della normativa sull’equo compenso.

L’attenzione si estende alle consulenze tecniche d’ufficio e agli incarichi peritali, per i quali si propone di intervenire sulle modalità di svolgimento e sui tempi di liquidazione. La questione riguarda la possibilità di assicurare un rapporto coerente tra qualità della prestazione, impegno richiesto e remunerazione.

Sul versante delle tutele, il dibattito affronta invece la prescrizione dell’azione di responsabilità, i criteri di risarcimento e le coperture assicurative. Le soluzioni proposte sono diverse: dall’estensione a dieci anni del termine previsto dal testo del Senato per determinate controversie, fino alla richiesta di eliminare quella disposizione.

Un ulteriore intervento punta a limitare, salvo dolo o colpa grave, la responsabilità del professionista alla quota di danno effettivamente riconducibile alla propria condotta. È un tema rilevante soprattutto nelle attività in cui partecipano più soggetti, con funzioni e obblighi distinti.

Giovani professionisti: il nodo del tirocinio

L’accesso alla professione rappresenta un altro punto centrale della riforma. Una proposta prevede che, dopo i primi sei mesi di tirocinio, diventi obbligatorio riconoscere un’indennità o un compenso proporzionato all’attività svolta.

La discussione richiama una questione più ampia: rendere il periodo di pratica un percorso formativo qualificato e sostenibile, nel quale l’apprendimento si accompagni a un adeguato riconoscimento del contributo del tirocinante.

Tra le ipotesi figura anche la possibilità, per le categorie interessate, di svolgere il tirocinio durante la laurea magistrale, rafforzando il collegamento tra preparazione universitaria e ingresso nel mondo professionale.

Formazione e intelligenza artificiale

L’evoluzione tecnologica impone di aggiornare anche le competenze. Per questo la formazione sull’intelligenza artificiale trova spazio nel confronto parlamentare, con proposte che riguardano sia l’organizzazione dei percorsi sia i contenuti da affrontare.

Accanto all’utilizzo degli strumenti digitali, vengono richiamati la protezione dei dati, la trasparenza verso il cliente, la cybersicurezza e il controllo umano sulle decisioni. Aspetti che incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla responsabilità di chi lo eroga.

Completano il quadro le proposte sulla previdenza delle società di ingegneria e sul rafforzamento dell’autonomia dei Consigli nazionali nella disciplina della formazione, della deontologia e dell’esercizio professionale.

Un percorso ancora aperto

Le modifiche presentate alla Camera sono ancora oggetto di esame e non costituiscono nuove regole già operative. Dopo l’approvazione definitiva della legge delega, spetterà ai decreti legislativi tradurne i principi in disposizioni concrete.

La sfida sarà costruire un sistema capace di riconoscere la preparazione e la responsabilità dei professionisti, offrire prospettive ai giovani e rispondere alle esigenze di cittadini e imprese. Dalla chiarezza delle regole e dalla loro applicazione dipenderà una parte importante della qualità del lavoro professionale nei prossimi anni.

 

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