Ufficio Stampa
Con la Legge di Bilancio 2026 e il relativo Decreto Legge 38/2026, l’iperammortamento torna a essere uno strumento di incentivazione fiscale per favorire gli investimenti in beni strumentali nuovi, con particolare attenzione alla digitalizzazione, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità energetica. Tuttavia, la normativa vigente prevede che il beneficio sia riservato ai soggetti titolari di reddito d’impresa, escludendo in modo generalizzato gli esercenti arti e professioni.
L’iperammortamento consente di aumentare il valore fiscalmente deducibile dei beni acquistati, determinando una maggiore quota di ammortamento o canone di leasing deducibile ai fini fiscali. La misura è pensata per incentivare la modernizzazione delle strutture produttive e l’adozione di tecnologie innovative, con effetti positivi sul tessuto economico e sulla competitività delle imprese.
Tuttavia, la limitazione ai soli soggetti titolari di reddito d’impresa determina una disparità di trattamento: molti professionisti autonomi che investono in strumenti digitali, software gestionali o attrezzature tecnologiche necessarie allo svolgimento della propria attività restano esclusi dall’agevolazione, pur sostenendo spese comparabili a quelle delle imprese.
Il quadro normativo attuale evidenzia quindi una contraddizione tra finalità e platea destinataria: se l’obiettivo è stimolare investimenti in innovazione e digitalizzazione, la misura potrebbe risultare inefficace nel settore delle professioni intellettuali, dove l’adozione di nuovi strumenti è cruciale per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi.
Al momento, non sono previsti strumenti alternativi equivalenti per i professionisti, lasciando aperta la questione di una possibile revisione normativa futura. L’attenzione degli operatori economici e dei consulenti fiscali resta alta, in attesa di eventuali chiarimenti o modifiche che possano estendere il beneficio anche a questa categoria di contribuenti.




