Innovazione protetta la certezza del diritto diventa un asset industriale

L’accelerazione normativa impressa di recente sul fronte tecnologico ridefinisce in modo radicale i confini dell’attività d’impresa, ponendo l’ordinamento nazionale all’avanguardia nel recepimento della disciplina europea.

L’adozione di una prima cornice attuativa organica non rappresenta soltanto un adempimento burocratico, ma configura un vero e proprio ecosistema di regole volto a bilanciare l’innovazione computazionale, la tutela dei diritti fondamentali e la salvaguardia degli asset intangibili delle aziende. Il mercato si interroga da tempo su come le nuove disposizioni incideranno sulle attività produttive, sulla responsabilità civile e penale e sulla titolarità delle soluzioni algoritmiche.

La risposta risiede in un articolato impianto normativo che si poggia su una precisa architettura istituzionale e su un severo regime di controllo, delineando obblighi che impongono fin da subito una profonda revisione delle strategie di conformità aziendale.

La governance del settore viene affidata a un modello duale che distribuisce i poteri di vigilanza e notifica tra due soggetti pubblici strategici, affiancati per ambiti specifici dalle autorità di settore operanti nel comparto finanziario, bancario e assicurativo.

All’Agenzia per l’Italia Digitale viene attribuito il ruolo di autorità di notifica, con il compito principale di sovrintendere alle procedure di valutazione e accreditamento dei soggetti che intendono immettere sul mercato sistemi algoritmici.

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale assume invece le funzioni di autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto con le istituzioni comunitarie, vigilando sul rispetto dei requisiti tecnici, operativi e di sicurezza informatica.

Questa ripartizione mira a garantire che l’introduzione di strumenti predittivi o generativi non comprometta la resilienza infrastrutturale del Paese. Tuttavia, la vera sfida si giocherà sull’effettiva capacità di coordinamento tra queste agenzie e le storiche autorità indipendenti, un’intersezione di competenze che richiederà l’elaborazione di prassi applicative omogenee per evitare che la frammentazione istituzionale si traduca in una paralisi burocratica per le imprese.

L’applicazione coordinata e sostenibile delle regole costituisce il vero banco di prova per misurare l’efficacia dell’impianto e per scongiurare il rischio di un controllo selettivo anziché sistematico.

Le nuove regole introducono stringenti tutele per il mondo del lavoro e per la tutela dei dati personali, affrontando i rischi di una gestione interamente automatizzata delle risorse umane.

Il legislatore ha stabilito che l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nei processi decisionali aziendali, in particolare per le assunzioni, la valutazione delle prestazioni o i licenziamenti, debba sempre essere accompagnato da una trasparente indicazione dei parametri algoritmici presi in considerazione.

Qualora un sistema automatizzato incida sul rapporto d’impiego, resta fermo il diritto del lavoratore di accedere ai dati e di comprendere i criteri logici della decisione. Per frenare possibili derive discriminatorie, viene sancita la nullità del licenziamento intimato in violazione del divieto di decisione esclusivamente automatizzata, riaffermando il principio della necessaria supervisione umana.

Tali tutele si estendono anche al settore della sanità, dove i dirigenti e il personale medico saranno chiamati a percorsi formativi obbligatori sull’uso consapevole degli algoritmi, diretti non solo a ottimizzare la gestione delle liste d’attesa o a razionalizzare la spesa, ma soprattutto a preservare la centralità del giudizio clinico rispetto alle raccomandazioni fornite dalle macchine.

Sul versante della responsabilità, l’impatto del nuovo assetto è profondo e introduce un regime di forte favore per i soggetti danneggiati, modificando le tradizionali regole dell’onere della prova in ambito civilistico. Nel caso in cui l’impiego di una tecnologia arrechi un danno a terzi, il legislatore introduce una presunzione del nesso causale a beneficio della vittima, la quale potrà inoltre richiedere l’accesso forzoso alla documentazione tecnica del sistema per ricostruirne il funzionamento ed evidenziarne i difetti.

Per facilitare la tutela giurisdizionale delle persone fisiche che agiscono per scopi estranei all’attività professionale, viene riconosciuto un foro alternativo coincidente con la propria residenza o domicilio, oltre alla facoltà di esperire un’azione diretta nei confronti della compagnia assicurativa del responsabile. Accanto alla responsabilità civile, si consolida un severo presidio penale che punisce l’omessa adozione o l’alterazione delle misure di sicurezza nei sistemi considerati ad alto rischio, specialmente laddove tali condotte generino un pericolo concreto per l’incolumità pubblica, la vita delle persone o la sicurezza dello Stato, estendendo la punibilità anche agli enti collettivi secondo i meccanismi della responsabilità amministrativa dipendente da reato.

Parallelamente alla severità dei controlli, il legislatore ha strutturato meccanismi di flessibilità volti a non soffocare la competitività industriale. Vengono disciplinate le cosiddette aree di sperimentazione protetta, o spazi di sandbox regolatoria, in cui le aziende possono sviluppare e testare soluzioni innovative sotto la supervisione delle autorità di vigilanza, beneficiando di un regime di conformità attenuato e temporaneo che consente di correggere eventuali anomalie prima del definitivo debutto sul mercato.

Questo strumento mira a favorire gli investimenti nazionali e ad attrarre capitali esteri, offrendo un porto sicuro per la ricerca e lo sviluppo all’interno di un quadro normativo altrimenti rigoroso.

L’obiettivo è trasformare l’adeguamento legale da costo passivo a vantaggio competitivo, offrendo alle piccole e medie imprese e alle startup gli strumenti necessari per validare i propri modelli in un contesto di assoluta certezza giuridica.

Uno dei nodi più complessi affrontati dagli interpreti riguarda l’intersezione tra lo sviluppo tecnologico, la tutela della proprietà intellettuale e la protezione dei segreti commerciali. L’addestramento dei modelli richiede volumi massicci di dati, spesso coperti da privative industriali o da diritti d’autore.

La disciplina attuale chiarisce che gli algoritmi di addestramento e i dataset interni elaborati dalle imprese possono godere della protezione accordata ai segreti commerciali, a condizione che l’organizzatore adotti misure tecnico-giuridiche idonee a mantenerne la riservatezza.

Questo significa che se da un lato l’accesso ai modelli deve essere trasparente per consentire la verifica della conformità e la sicurezza informatica, dall’altro viene salvaguardato il nucleo del valore aziendale, ovvero il know-how espresso dalla specifica architettura e dai pesi algoritmici.

Le imprese dovranno implementare rigorosi protocolli di classificazione delle informazioni e sistemi di tracciamento dei dati di input per dimostrare la legittimità dei propri processi di addestramento e, contemporaneamente, difendersi da tentativi di ingegneria inversa o sottrazione di informazioni riservate da parte di concorrenti.

La protezione degli asset intangibili richiede un approccio integrato che combini la tutela brevettuale, il diritto d’autore e le tutele del segreto industriale. Sebbene il software in quanto tale goda storicamente della protezione del diritto d’autore, i sistemi complessi basati sulle reti neurali sfidano le categorie tradizionali, poiché la componente inventiva risiede frequentemente nella strutturazione del processo di apprendimento e nella selezione e ponderazione dei dati.

La qualificazione degli algoritmi come segreto commerciale offre una prima linea di difesa flessibile e immediata, che prescinde dalle lungaggini delle procedure di brevettazione, ma impone un onere costante in termini di sicurezza logica e contrattualistica interna. Le aziende sono tenute a mappare accuratamente i propri flussi informativi e a blindare i rapporti con i dipendenti, i fornitori e i partner commerciali attraverso clausole di non divulgazione dettagliate e intese stringenti sul trattamento dei dati, per evitare che la condivisione di codice o di dataset comporti la perdita automatica della tutela legale.

L’impiego dell’intelligenza artificiale per finalità di sicurezza pubblica e sorveglianza rappresenta un ulteriore terreno di forte regolamentazione, volto a scongiurare derive di controllo sociale indiscriminato. È stabilito un divieto assoluto per la creazione di banche dati biometriche realizzate mediante la raccolta massiva e non selettiva di immagini e dati estratti dal web o da reti di videosorveglianza.

L’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico è preclusa, salvo casi eccezionali e tassativi legati alla prevenzione di minacce gravi per la sicurezza nazionale o alla ricerca di vittime di reato.

Anche in tali ipotesi eccezionali, l’attivazione dei sistemi rimane subordinata a una preventiva e rigorosa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, con precisi e invalicabili limiti temporali e territoriali, escludendo qualsiasi automatismo e lasciando la decisione finale sempre alla valutazione del magistrato.

Per sostenere questa transizione tecnologica e culturale, l’ordinamento introduce una diffusa strategia di alfabetizzazione che punta a integrare lo studio dell’intelligenza artificiale all’interno dei percorsi educativi, scolastici e accademici. L’obiettivo è dotare le nuove generazioni, i professionisti e i funzionari pubblici delle competenze necessarie per comprendere i meccanismi di base, le potenzialità e i rischi connessi all’uso dei sistemi algoritmici.

La formazione non deve limitarsi agli aspetti puramente tecnici o ingegneristici, ma deve abbracciare le implicazioni etiche, costituzionali e legali, affinché la tecnologia rimanga uno strumento al servizio dell’uomo e non si trasformi in una scatola nera impenetrabile. Solo attraverso una consapevolezza diffusa sarà possibile costruire una cultura della conformità che permetta alle imprese di innovare senza violare i diritti dei cittadini.

Il quadro normativo che si va delineando impone alle imprese e ai professionisti un radicale cambio di paradigma.

Non è più possibile considerare la conformità alle regole tecnologiche come un adempimento successivo allo sviluppo o all’acquisto di un software.

La progettazione dei sistemi deve integrare fin dall’origine i principi di trasparenza, sicurezza e supervisione umana, secondo un approccio orientato al rischio che valuti preventivamente l’impatto sui diritti fondamentali. Il mercato premierà quei soggetti capaci di dimostrare una governance solida, in grado di proteggere la proprietà intellettuale e i segreti commerciali senza rinunciare ai benefici dell’automazione.

L’innovazione e la legalità cessano di essere polarità contrapposte per divenire le due facce della medesima medaglia industriale, dove la certezza del diritto costituisce la vera infrastruttura abilitante per lo sviluppo economico del futuro.

𝘼 𝙘𝙪𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝘼𝙫𝙫. 𝘼𝙡𝙛𝙤𝙣𝙨𝙤 𝙎𝙘𝙖𝙛𝙪𝙧𝙤
𝑅𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝐴𝑟𝑒𝑎 𝐼𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝐷𝑖𝑔𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝐹𝑖𝑠𝑎𝑝𝑖

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