Incentivi assunzioni donne 2026: i settori e le professioni che danno diritto alle agevolazioni

Assunzioni agevolate: gli ambiti con disparità di genere

Per gli incentivi previsti dal DL 62/2026, alcune misure sono collegate all’aggiornamento dei settori e delle professioni caratterizzati da una forte disparità di genere. Questi elenchi sono fondamentali per applicare correttamente gli incentivi alle assunzioni di donne.

Il riferimento normativo è il decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e del MEF, che individua i comparti del settore privato nei quali il divario occupazionale tra uomini e donne supera le soglie previste dalla normativa europea e nazionale. In questi casi, le lavoratrici possono essere considerate “svantaggiate” ai fini delle agevolazioni contributive.

Tra i settori coinvolti rientrano costruzioni, industria, trasporti, ICT, agricoltura e servizi, tutti caratterizzati da un persistente squilibrio occupazionale di genere.

Il quadro normativo e i criteri di selezione

Il decreto 2026 individua i settori economici e le professioni con un tasso di disparità uomo-donna superiore di almeno il 25% rispetto alla media nazionale.

Il riferimento è il Regolamento UE n. 651/2014 e la legge n. 92/2012, che regolano gli incentivi alle assunzioni. Le elaborazioni si basano sui dati Istat e rappresentano il principale parametro per accedere agli incentivi previsti sia dalle misure strutturali sia dagli interventi introdotti dal Decreto Primo Maggio 2026.

Gli elenchi riguardano esclusivamente il settore privato e servono a verificare se l’assunzione di una donna priva di impiego regolarmente retribuito rientra tra quelle agevolabili.

Settori con maggiore disparità di genere

Le analisi confermano che il divario più marcato resta nei comparti tradizionalmente a prevalenza maschile, come edilizia, industria estrattiva, gestione dei rifiuti e trasporti.

Accanto a questi settori, nel 2026 si conferma anche la presenza di ambiti più eterogenei, nei quali il divario è meno accentuato ma comunque sufficiente per rientrare nei criteri previsti dalla normativa. Tra questi figurano anche le attività culturali, sportive e di intrattenimento.

Nel complesso, la fotografia del mercato del lavoro evidenzia una forte segregazione occupazionale, con una presenza femminile ancora limitata in molti comparti produttivi e tecnici.

Le professioni con maggiore squilibrio

Le differenze di genere risultano ancora più evidenti analizzando le singole professioni.

Le maggiori criticità si registrano nei lavori tecnici, industriali, operativi e nei servizi di sicurezza, dove la presenza femminile rimane marginale. Rientrano in questo gruppo anche le professioni legate alla conduzione di macchinari, ai settori militari e ad alcune attività artigianali specializzate.

Persistono inoltre forti squilibri nelle professioni scientifiche, ingegneristiche e ICT, così come in alcune mansioni non qualificate nei settori produttivi e logistici.

A cosa servono questi elenchi

Le tabelle del decreto hanno una funzione operativa: permettono di individuare i settori e le professioni nei quali è possibile applicare gli incentivi per l’assunzione di donne svantaggiate, a condizione che siano rispettati anche gli altri requisiti previsti dalla normativa.

Secondo la definizione europea, rientra nella categoria di “lavoratore svantaggiato” chi appartiene al genere meno rappresentato nel settore o nella professione di riferimento. Nei casi considerati, si tratta quindi di ambiti caratterizzati da una netta prevalenza maschile.

Sgravi contributivi: regole e differenze tra le misure

Il datore di lavoro deve distinguere tra l’incentivo ordinario previsto dalla legge n. 92/2012 e le misure straordinarie introdotte o prorogate da interventi normativi successivi.

L’incentivo ordinario prevede una riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. La durata varia in base al contratto: più breve per i rapporti a tempo determinato, più estesa per quelli a tempo indeterminato o in caso di trasformazione del contratto.

Le categorie di lavoratrici che possono accedere all’agevolazione includono:

– Donne con almeno 50 anni e disoccupate da oltre 12 mesi;
– Donne residenti in aree svantaggiate e prive di occupazione da almeno 6 mesi;
– Donne impiegate in settori o professioni con forte disparità di genere e disoccupate da almeno 6 mesi;
– Donne senza impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, indipendentemente dalla residenza.

Proprio la terza categoria è quella direttamente collegata ai nuovi elenchi del decreto, che consentono di verificare in modo puntuale se il settore o la professione rientrano tra quelli agevolabili.

Come funzionano gli incentivi assunzione nel 2026

Gli incentivi per le assunzioni femminili previsti dal Decreto Primo Maggio 2026 possono variare in base alla misura applicata, al tipo di lavoratrice, all’area geografica, alla durata del contratto e all’eventuale incremento occupazionale richiesto.

Per le assunzioni in settori o professioni considerati svantaggiati, il periodo minimo di disoccupazione richiesto è generalmente più stringente rispetto ad altre categorie, proprio per rafforzare l’impatto delle politiche di riequilibrio occupazionale.

Iscriviti alla nostra Newsletter
e resta aggiornato.

F.I.S.A.P.I. – Confederazione Generale
Professioni Intellettuali

CONTATTI