Avere una partita IVA aperta non significa automaticamente perdere il diritto alla Naspi. Ciò che rileva, infatti, non è la semplice esistenza della posizione fiscale, ma l’effettivo svolgimento dell’attività professionale e la produzione di reddito nel periodo preso in esame.
Il principio emerge da una recente decisione della magistratura, che ha chiarito come una partita IVA inattiva, priva di ricavi, non possa essere considerata di per sé motivo sufficiente per revocare l’indennità di disoccupazione.
Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, aveva iniziato a percepire regolarmente la Naspi. Solo in un momento successivo aveva avviato un’attività autonoma, comunicando tempestivamente l’inizio dell’attività e il reddito presunto, con la conseguente sospensione della prestazione.
Successivamente le è stato però richiesto di restituire parte delle somme percepite nei mesi precedenti, sostenendo che la partita IVA risultasse già aperta da alcuni anni e che il reddito complessivo maturato nel corso dell’anno avesse superato i limiti previsti dalla normativa.
La decisione ha invece evidenziato che la semplice apertura della partita IVA non è sufficiente a far decadere automaticamente dal diritto alla Naspi. Per valutare la compatibilità dell’indennità occorre verificare se, nel periodo interessato, sia stato effettivamente prodotto un reddito derivante dall’attività autonoma.
Un ulteriore chiarimento riguarda il riferimento al reddito annuale. Il limite previsto dalla legge serve a determinare la compatibilità della prestazione, ma non consente di estendere automaticamente gli effetti anche ai mesi in cui non è stato percepito alcun compenso.
Anche l’eventuale presenza di contributi accreditati nell’arco dell’anno non rappresenta, da sola, la prova dello svolgimento continuativo dell’attività professionale, poiché l’accredito contributivo segue criteri specifici che non coincidono necessariamente con l’effettiva produzione di reddito.
Si tratta di un orientamento particolarmente significativo per professionisti e lavoratori autonomi che, durante il periodo di disoccupazione, intendono avviare o mantenere una partita IVA senza aver ancora iniziato a generare compensi. Il principio ribadisce che la valutazione del diritto alla Naspi deve basarsi sulla situazione concreta del lavoratore e non esclusivamente sulla presenza di una posizione fiscale aperta





