Partite IVA e ISA: redditi in crescita, ma il lavoro autonomo resta diviso

I redditi dichiarati dalle Partite IVA soggette agli ISA crescono, ma il dato medio racconta solo una parte della realtà. Dietro l’aumento del reddito d’impresa e di lavoro autonomo si nasconde infatti un quadro molto frammentato, segnato da forti distanze tra categorie professionali, attività produttive e regimi fiscali.

Le dichiarazioni presentate nel 2025, relative all’anno d’imposta 2024, fotografano un sistema in movimento. I contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale risultano in diminuzione, ma al tempo stesso aumentano ricavi, valore aggiunto e redditi medi dichiarati. Il reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo raggiunge quota 56.100 euro, con una crescita dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Il dato è significativo perché arriva nel primo anno di applicazione del Concordato Preventivo Biennale, strumento che consente ai contribuenti interessati di definire in anticipo, con l’Agenzia delle Entrate, il reddito e il valore della produzione netta da dichiarare per il periodo oggetto dell’accordo. In questo contesto, gli ISA continuano a rappresentare un indicatore centrale del rapporto tra contribuenti e amministrazione fiscale.

La platea dei soggetti ISA si riduce, attestandosi a circa 2,7 milioni di contribuenti. Tuttavia, la contrazione numerica non corrisponde a un arretramento economico complessivo. I ricavi e compensi medi crescono, così come il valore aggiunto medio, confermando una dinamica più favorevole sul piano dei risultati dichiarati.

Aumenta anche la quota di contribuenti con un punteggio ISA elevato. I soggetti con indice pari almeno a 8 superano 1,25 milioni e rappresentano quasi la metà della platea complessiva. Per questa categoria il reddito medio supera i 91.000 euro, segnalando una correlazione tra maggiore affidabilità fiscale e livelli reddituali più elevati.

Ma è proprio il confronto tra categorie a mostrare il limite della media generale. Alcune professioni presentano redditi molto alti, mentre altre attività continuano a muoversi su livelli estremamente bassi. I notai si collocano ai vertici, con redditi medi superiori a 330.000 euro. All’estremo opposto si trovano attività manifatturiere a bassa marginalità e comparti agricoli, dove i redditi medi risultano di poche migliaia di euro.

Questa distanza evidenzia come il mondo delle Partite IVA non possa essere letto come un blocco unico. Dentro la stessa definizione convivono professioni regolamentate ad alto valore aggiunto, piccoli operatori economici, lavoratori autonomi individuali, imprese familiari e attività produttive con margini molto ridotti.

Un altro elemento centrale riguarda il peso crescente del regime forfettario. I titolari di Partita IVA persone fisiche sono circa 3,8 milioni e i contribuenti in regime forfettario superano quota 2 milioni. Il dato conferma la rilevanza della flat tax nel lavoro autonomo individuale e il ruolo sempre più ampio dei regimi agevolati nella struttura fiscale italiana.

La distribuzione del reddito cambia però in modo evidente a seconda del regime applicato. I soggetti in regime agevolato rappresentano oltre la metà delle Partite IVA individuali, ma dichiarano una quota di reddito inferiore rispetto al loro peso numerico. Al contrario, i lavoratori autonomi, pur essendo una platea più ridotta, concentrano una parte molto rilevante del reddito complessivo dichiarato.

Il quadro che emerge è quindi duplice. Da un lato, i dati mostrano una crescita dei redditi medi e una maggiore presenza di contribuenti con elevati livelli di affidabilità fiscale. Dall’altro, confermano una forte polarizzazione interna al lavoro autonomo, dove le differenze tra settori restano profonde.

Per questo motivo, il dato medio dei 56.100 euro va letto con attenzione. Non rappresenta la condizione uniforme delle Partite IVA, ma una sintesi statistica di realtà molto diverse tra loro. La crescita esiste, ma non si distribuisce allo stesso modo tra categorie professionali, attività economiche e regimi fiscali.

La sfida, per il sistema fiscale e per le politiche di sostegno al lavoro autonomo, sarà dunque evitare letture semplificate. Le Partite IVA non sono tutte uguali: alcune operano in contesti ad alta redditività, altre affrontano costi elevati, marginalità ridotte e forte instabilità. La fotografia degli ISA conferma che il lavoro autonomo cresce, ma continua a viaggiare a velocità molto diverse.

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