Nel 2025 una quota significativa dei colloqui di lavoro programmati nelle imprese italiane non si è svolta per la semplice assenza di candidati. Si parla di oltre 1,7 milioni di selezioni rimaste senza risposta, un fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto in modo molto marcato rispetto alla situazione di alcuni anni fa, quando risultava ancora contenuto.
Secondo il nuovI studi, la difficoltà di reperire personale è ormai una delle principali criticità per le imprese, soprattutto per le PMI, e coinvolge una parte sempre più ampia delle assunzioni programmate.
I settori con più selezioni senza candidati
Le difficoltà sono particolarmente evidenti in alcuni comparti produttivi. Le costruzioni risultano tra i settori più colpiti, con una quota molto elevata di selezioni che non ricevono alcuna candidatura. Situazione simile si registra nel comparto del legno-arredo e nelle multiutility legate a servizi come acqua, energia e gas.
Anche metalmeccanica ed elettronica mostrano criticità diffuse, insieme al settore turistico, alberghiero e della ristorazione, dove la domanda di personale resta alta ma l’offerta di candidati non riesce a tenere il passo.
Nel complesso, quasi la metà delle assunzioni programmate nel 2025 ha incontrato difficoltà di copertura. In una parte dei casi il problema è l’assenza totale di candidati, mentre in altri riguarda competenze ritenute non adeguate rispetto ai profili richiesti.
Dove il fenomeno è più diffuso
La distribuzione geografica non è omogenea. Le maggiori difficoltà si concentrano nel Nordest, dove diverse regioni registrano una quota particolarmente elevata di selezioni senza candidati.
Tra le aree più in difficoltà emergono Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna. In molte di queste realtà pesano economie fortemente legate a turismo, manifattura ed edilizia.
A livello provinciale, Trento si distingue per la maggiore incidenza del fenomeno. Anche altre province come Aosta, Udine, Bolzano e Belluno mostrano situazioni simili. La Puglia risulta invece tra le regioni relativamente meno colpite, pur registrando comunque una quota significativa di selezioni rimaste vuote.
Le cause del disallineamento
Secondo l’analisi CGIA, le ragioni alla base di questo fenomeno sono diverse e si intrecciano tra loro.
Una prima componente riguarda le aspettative dei lavoratori, soprattutto dei più giovani, che oggi non valutano solo la retribuzione ma anche flessibilità, qualità della vita e possibilità di crescita. Offerte poco attrattive in termini di orari, salario o prospettive tendono a essere scartate già in fase iniziale.
Un secondo fattore è demografico: la riduzione della popolazione in età lavorativa limita la disponibilità complessiva di candidati, aumentando la competizione tra imprese.
A ciò si aggiunge il disallineamento tra formazione e domanda di lavoro, che rende difficile reperire figure tecniche e specializzate.
Infine, anche i processi di selezione troppo lunghi o complessi possono scoraggiare i candidati, che nel frattempo accettano altre opportunità.
Le possibili soluzioni
Per affrontare queste criticità, da un lato le imprese dovrebbero aggiornare linguaggio e strumenti di recruiting, rendendoli più vicini alle aspettative delle nuove generazioni. Dall’altro, è fondamentale rafforzare il collegamento tra scuola, formazione e mondo del lavoro, attraverso percorsi di apprendistato più efficaci, stage di qualità e attività di orientamento.
Un ulteriore punto riguarda la valorizzazione dell’impresa come ambiente di crescita professionale, investendo su formazione continua, organizzazione più flessibile e condizioni di lavoro più moderne e competitive.





