Salario giusto e stop al dumping contrattuale: la posizione di Fisapi sul Decreto Lavoro del 1° maggio

Fisapi — Confederazione sindacale comparativamente più rappresentativa a livello nazionale

Ufficio Stampa

Il Decreto Lavoro del 1° maggio riporta al centro del dibattito pubblico il tema della qualità del lavoro, della giusta retribuzione e del ruolo della contrattazione collettiva. Un intervento che, pur rappresentando un segnale importante, impone una riflessione più ampia sul funzionamento del sistema nel suo complesso.

Per Fisapi, il concetto di “salario giusto” non può essere affrontato come misura isolata, ma deve necessariamente essere inserito all’interno di un modello fondato su contrattazione collettiva di qualità e strumenti concreti di tutela.

In questa direzione si inserisce la posizione dell’Avv. Bifano, Presidente FISAPIConfederazione Generale Professioni Intellettuali- che sottolinea come _«il salario giusto non possa essere ridotto a un parametro astratto, ma debba essere il risultato di una contrattazione collettiva autentica, costruita da soggetti comparativamente più rappresentativi e capace di garantire equilibrio tra sostenibilità per le imprese e dignità per i lavoratori»._

Accanto alla dimensione economica, il tema della retribuzione si estende sempre più al welfare contrattuale. «Oggi parlare di salario – osserva ancora Bifano – significa includere un insieme di misure che incidono concretamente sulla qualità della vita: sanità integrativa, formazione, sostegno alla famiglia e strumenti di conciliazione vita-lavoro». Un approccio che punta a rafforzare il benessere complessivo del lavoratore, andando oltre la sola componente monetaria.

Resta infine centrale il rispetto della libertà sindacale, principio costituzionale che deve essere pienamente garantito e valorizzato. La libertà sindacale non può tradursi in forme di monopolio della rappresentanza, ma deve esprimersi attraverso un sano pluralismo, nel quale ogni soggetto legittimato possa contribuire alla costruzione del sistema contrattuale, nel rispetto di regole chiare e trasparenti.

In questo quadro, Fisapi ribadisce una posizione netta: sì al salario giusto, ma dentro un sistema di contrattazione collettiva di qualità, che metta realmente al centro la persona, la dignità del lavoro e l’equilibrio tra esigenze produttive e tutela sociale. No al dumping contrattuale, che continua a produrre distorsioni nel mercato del lavoro e ad abbassare il livello complessivo delle tutele.

Il modello proposto da Fisapi si fonda su una contrattazione qualificata, capace di generare non solo retribuzioni eque, ma anche un sistema avanzato di welfare e conciliazione vita-lavoro. Il salario giusto, infatti, non è soltanto una cifra economica, ma un insieme di diritti, servizi e tutele che incidono concretamente sulla qualità della vita delle persone.

Fisapi ha già avviato un percorso concreto in questa direzione, integrando nel proprio sistema contrattuale strumenti innovativi di welfare e prestazioni di prossimità, tra cui il pediatra di prossimità e il servizio di psicologo post partum, a testimonianza di un approccio che non si limita alla dimensione economica, ma abbraccia il benessere complessivo del lavoratore e della famiglia.

La sfida, oggi, è quella di costruire un sistema realmente inclusivo, fondato su rappresentanza legittimata, contrattazione di qualità e welfare effettivo, in cui il lavoro torni ad essere non solo fonte di reddito, ma anche di dignità, equilibrio e sviluppo sociale.

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