Pagamenti della PA sotto la lente: dal 15 giugno 2026 controlli fiscali su ogni compenso

Ufficio Stampa

A partire dal 15 giugno 2026, il sistema dei pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei professionisti subisce una trasformazione significativa, destinata ad avere impatti concreti sia sul piano operativo sia su quello finanziario. La nuova disciplina, delineata dalla circolare, amplia in modo rilevante l’ambito dei controlli fiscali, introducendo un meccanismo più rapido e incisivo di recupero dei crediti erariali.

I soggetti interessati sono numerosi e comprendono, tra gli altri, avvocati – inclusi quelli che operano nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato – ausiliari del giudice, periti di parte, consulenti tecnici e, più in generale, tutti i professionisti coinvolti nell’attività giudiziaria. Si tratta dunque di una platea ampia, che riflette la volontà di rendere il sistema di verifica quanto più capillare possibile.

Uno degli elementi più rilevanti della riforma è rappresentato dall’eliminazione della soglia minima: gli uffici della Pubblica Amministrazione saranno infatti tenuti a effettuare la verifica fiscale su tutti i pagamenti, indipendentemente dall’importo. Anche i compensi inferiori a 5.000 euro, finora esclusi, rientreranno quindi nel perimetro dei controlli. Questo comporta un’estensione generalizzata dell’obbligo, trasformando quella che prima era una verifica selettiva in un passaggio sistematico.

La verifica ha ad oggetto l’eventuale inadempienza del beneficiario rispetto a obblighi di versamento derivanti da cartelle di pagamento, senza alcun limite minimo. In altre parole, anche debiti di modesta entità possono attivare il meccanismo previsto dalla nuova disciplina.

Dal punto di vista operativo, la procedura si articola in due momenti distinti. In una prima fase, l’ufficio competente – come ad esempio l’Ufficio Spese di Giustizia – effettua un controllo preventivo per accertare la presenza di eventuali debiti iscritti a ruolo in capo al professionista. Qualora emerga una situazione di inadempienza, si passa alla seconda fase, che consiste nella gestione diretta del pagamento: l’amministrazione provvede a versare all’Agente della riscossione una somma pari al debito, mentre l’eventuale eccedenza viene corrisposta al professionista.

Il cambiamento più significativo rispetto al passato riguarda il superamento del meccanismo di sospensione del pagamento. La nuova disciplina introduce infatti lo scomputo immediato, che consente di trattenere automaticamente la quota corrispondente al debito e di trasferirla contestualmente all’Agente della riscossione. Il professionista riceverà quindi soltanto la parte residua del compenso, senza che vi sia alcuna fase di blocco o rinvio del pagamento.

Un ulteriore chiarimento fornito dalla circolare riguarda il criterio temporale di applicazione: ciò che rileva è esclusivamente la data del pagamento. Non assumono invece rilevanza né la data della prestazione professionale né quella dei documenti contabili. Questo significa che anche compensi relativi ad attività svolte in passato, ma liquidati dopo il 15 giugno 2026, saranno soggetti alle nuove regole.

Le conseguenze per gli uffici della Pubblica Amministrazione sono rilevanti. L’estensione dell’obbligo impone infatti un controllo sistematico su ogni pagamento destinato ai professionisti, richiedendo un adeguamento delle procedure contabili e dei flussi autorizzativi, nonché un più stretto coordinamento con l’Agente della riscossione.

Non mancano, tuttavia, possibili criticità applicative. Il nuovo sistema attribuisce una priorità sostanziale al soddisfacimento dei crediti erariali e contributivi rispetto ai compensi professionali, con effetti potenzialmente penalizzanti soprattutto nei casi di importi contenuti o nelle liquidazioni relative al patrocinio a spese dello Stato. Anche debiti di entità minima, infatti, possono determinare l’attivazione della trattenuta.

Nel complesso, la riforma segna il passaggio a un modello fondato su controlli estesi, eliminazione delle soglie minime e automatizzazione del recupero dei crediti. Un cambiamento che rafforza l’efficacia della riscossione, ma che richiede al tempo stesso un attento adattamento operativo da parte delle amministrazioni e una maggiore consapevolezza da parte dei professionisti coinvolti.

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