Dazi USA, la maggior parte dei costi ricade su consumatori e imprese interne

Ufficio Stampa

 

Le politiche tariffarie introdotte dagli Stati Uniti negli ultimi anni stanno producendo effetti più interni che esterni. La gran parte dei costi legati ai dazi, infatti, si riflette direttamente su consumatori e aziende statunitensi, mentre solo una quota limitata grava sugli esportatori stranieri, inclusi quelli europei.
A partire dal 2025, Washington ha progressivamente aumentato le tariffe sulle importazioni, con un incremento significativo del livello medio. Questo ha avuto un impatto diretto sui prezzi: in linea generale, a un aumento del 10% dei dazi corrisponde un rialzo dei prezzi di circa il 9,5%. In altre parole, il peso delle tariffe viene trasferito quasi interamente sul mercato interno americano.
Esistono però alcune eccezioni rilevanti. Nei settori dell’acciaio, dell’alluminio e dell’automotive — inclusa la componentistica — le imprese esportatrici hanno assorbito una parte maggiore dei costi. In questi comparti, caratterizzati da dazi molto elevati (spesso tra il 25% e il 50%) e applicati in modo mirato, i produttori hanno preferito ridurre i margini piuttosto che aumentare i prezzi finali, per evitare un calo della domanda.
Nel settore automobilistico, le tariffe hanno anche modificato le catene di approvvigionamento. Gli Stati Uniti hanno progressivamente ridotto la dipendenza da fornitori europei e asiatici, rafforzando invece i legami con Canada e Messico. Questi Paesi, già integrati nella filiera produttiva nordamericana, risultano oggi più competitivi anche alla luce delle nuove barriere commerciali.
Le conseguenze non riguardano solo i prezzi ma anche i volumi di scambio. L’aumento dei dazi ha infatti determinato una contrazione significativa delle importazioni. In media, un incremento del 10% delle tariffe può tradursi in un calo marcato dei volumi importati. Tuttavia, se si considerano solo i prodotti che continuano a essere scambiati nonostante i dazi, la riduzione risulta più contenuta, pur restando rilevante.
Questo andamento suggerisce che una parte consistente del calo complessivo sia dovuta all’uscita dal mercato di alcune categorie di beni, diventate troppo costose o poco competitive. Anche per i prodotti che restano in commercio, comunque, si osserva una diminuzione degli scambi, segno di un impatto diffuso delle misure tariffarie sull’economia globale.

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