Ufficio Stampa
La lettura dei dati restituisce non solo una fotografia delle difficoltà, ma soprattutto una chiave temporale della crisi.
Il vero elemento distintivo non è soltanto tra imprese sane e imprese in difficoltà, ma tra quelle che accedono tempestivamente agli strumenti di regolazione e quelle che vi arrivano quando è ormai troppo tardi.
Andamento delle procedure
Nel 2025 le aperture complessive delle procedure monitorate raggiungono quota 13.470, con un incremento del 15,5% rispetto all’anno precedente.
Cresce in modo significativo la composizione negoziata, che arriva a 1.776 istanze (+69%), così come il concordato semplificato, che passa da 85 a 143 domande.
Gli accordi di ristrutturazione dei debiti si mantengono stabili (348 aperture), mentre il concordato preventivo raggiunge le 895 procedure.
Rimane prevalente la liquidazione giudiziale, con 9.869 aperture e un ulteriore aumento del 7,2%.
Composizione negoziata: caratteristiche e vantaggi
La composizione negoziata si conferma uno strumento sempre più utilizzato, non più limitato a casi marginali.
Le imprese che vi ricorrono nel 2025 presentano dimensioni rilevanti: mediamente 40 addetti e un valore della produzione superiore a 16 milioni di euro.
Si tratta di un dato in forte crescita nel tempo, che evidenzia come lo strumento venga utilizzato principalmente da realtà strutturate, dotate di adeguati assetti organizzativi, presidio manageriale e supporto professionale.
Liquidazione giudiziale: il profilo delle imprese
Sul fronte opposto si collocano le imprese interessate dalla liquidazione giudiziale.
In questo caso il profilo medio è nettamente diverso: circa 8 addetti e un valore della produzione pari a 3 milioni di euro.
Si tratta di realtà più piccole, più esposte e meno patrimonializzate, spesso prive degli strumenti necessari per intercettare per tempo i segnali della crisi.
Concordato preventivo: una posizione intermedia
Il concordato preventivo rappresenta una soluzione intermedia.
Le imprese che vi ricorrono hanno mediamente 32 addetti e circa 7 milioni di valore della produzione.
Si evidenzia una crescente presenza di microimprese, segnale di un accesso più diffuso ma spesso meno strutturato.
Distribuzione settoriale
La crisi interessa principalmente i settori tradizionali dell’economia reale.
Nella composizione negoziata prevale la manifattura (28,6%), seguita dal commercio (21%) e dalle costruzioni (10,2%).
Nel concordato preventivo tornano centrali manifattura e commercio, mentre nella liquidazione giudiziale incidono maggiormente costruzioni (21,9%) e commercio (21,8%), con la manifattura al 16,7%.
Una crisi a due velocità
Il quadro complessivo evidenzia una trasformazione significativa: cambia il momento in cui le imprese affrontano la crisi.
Si va sempre più delineando una crisi a due velocità:
da un lato le imprese strutturate, che riescono ad attivarsi in anticipo; dall’altro quelle più fragili, che intervengono quando i margini di recupero sono ormai ridotti.
Il ruolo della struttura aziendale
L’elemento decisivo è rappresentato dalla struttura organizzativa delle imprese.
Non è sufficiente la disponibilità di strumenti di intervento anticipato: è necessario disporre di adeguati assetti organizzativi, capacità di analisi e supporto professionale per utilizzarli in modo efficace e tempestivo.
Il tema della prevenzione
Resta ancora limitata la diffusione di una reale cultura della prevenzione.
Solo una quota molto ridotta di imprese risulta dotata di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati a individuare tempestivamente i segnali di crisi.
Questo dato evidenzia come il tema non sia solo procedurale, ma profondamente legato alla capacità delle imprese di strutturarsi e governare in modo consapevole la propria evoluzione.





