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Durante un’audizione alla Camera sullo schema di decreto legislativo n. 379, che recepisce la direttiva UE sulla parità retributiva, è stato messo in evidenza come il gap salariale tra professioniste e colleghi uomini resti significativo: nel 2024 le donne nel lavoro autonomo hanno percepito in media poco più della metà del reddito maschile. Questo divario emerge già nelle prime fasi della carriera e tende ad ampliarsi nel tempo, con impatti sulla continuità dell’attività e sulla possibilità di accedere a incarichi economicamente più rilevanti.
Nel corso dell’audizione è stata sottolineata l’utilità di sistemi di classificazione delle mansioni chiari e aggiornati, considerati strumenti fondamentali per garantire trasparenza e correggere differenze retributive ingiustificate. È stato anche richiesto che gli accordi collettivi conformi ai criteri di parità siano riconosciuti esplicitamente, in modo da contrastare fenomeni di competizione al ribasso in ambito contrattuale.
Un altro elemento centrale dell’intervento è stato l’appello a un’attuazione delle norme improntata a proporzionalità e semplificazione, evitando oneri informativi ridondanti e valorizzando le banche dati già disponibili. In particolare, si è evidenziata la necessità di accompagnare le micro e piccole realtà in un percorso di maggiore consapevolezza sui nuovi obblighi, favorendo l’uso di strumenti digitali e competenze tecniche per la gestione delle verifiche e dell’eventuale contenzioso.
Infine, è stato osservato che una maggiore trasparenza sulle retribuzioni può rappresentare un’occasione per rafforzare complessivamente il mercato del lavoro, a condizione che venga sostenuta da contrattazioni di qualità, procedure proporzionate e un adeguato riconoscimento delle competenze professionali





