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Dai nuovi Modelli IVA 2026 emerge una novità rilevante per professionisti e imprese: i rimborsi IVA risultano accessibili senza le tradizionali limitazioni per le società e gli enti non operativi. Non si tratta di una riforma esplicita, ma di un cambiamento che si coglie direttamente dalla struttura della modulistica approvata.
Superati i vincoli storici
Per anni, i soggetti non operativi hanno incontrato forti ostacoli nel recupero dei crediti IVA, a causa di filtri automatici legati ai test di operatività. Queste restrizioni hanno spesso inciso sulla liquidità, anche in presenza di crediti regolarmente maturati.
Nei Modelli IVA 2026, invece, non compaiono più vincoli specifici che subordinano il rimborso alla qualifica di soggetto operativo. I quadri dedicati ai crediti e ai rimborsi non prevedono preclusioni automatiche, segnando una netta discontinuità rispetto al passato.
Un cambiamento che passa dalla modulistica
La novità non è accompagnata da modifiche formali alla disciplina delle società di comodo, ma si manifesta attraverso l’impianto dichiarativo. Questo suggerisce un diverso approccio dell’Amministrazione finanziaria: meno sbarramenti preventivi, più verifiche successive sulla legittimità del credito.
Impatto su liquidità e controlli
Viene meno uno degli ostacoli che spesso portava a rinviare o evitare la richiesta di rimborso. Il diritto al rimborso torna a dipendere dalla consistenza e correttezza del credito, più che dalla qualificazione formale del soggetto.
Resta fermo il sistema dei controlli ordinari: non è un “liberi tutti”, ma un passaggio da controlli preventivi a verifiche a valle, in linea con un sistema IVA sempre più basato sull’incrocio dei dati.
Resta ora da valutare se questa impostazione sarà confermata anche nella prassi operativa dell’Agenzia delle Entrate.





