L’art. 129, comma 10, del disegno di legge di Bilancio introduce una disciplina che incide in modo diretto e negativo sui pagamenti dei compensi professionali da parte delle pubbliche amministrazioni, generando forti criticità sul piano operativo, economico e giuridico.
L’ Avv. Carmelo Bifano, Presidente FISAPI – Confederazione Generale Professioni Intellettuali – esprime una netta contrarietà a una norma che, nella sua attuale formulazione, rischia di penalizzare indiscriminatamente i professionisti, introducendo ulteriori ostacoli ai tempi di pagamento e aggravando il carico burocratico senza reali benefici in termini di efficienza o trasparenza.
La previsione di meccanismi di blocco o sospensione dei pagamenti, applicati in modo generalizzato, è in contrasto con i principi di semplificazione amministrativa e con l’esigenza di garantire certezza dei compensi per chi presta attività professionale nei confronti della pubblica amministrazione. Un compenso equo non può limitarsi alla corretta determinazione del valore economico della prestazione, ma deve necessariamente essere certo, esigibile e corrisposto in tempi congrui.
FISAPI evidenzia inoltre come tale disposizione rischi di alimentare una rappresentazione distorta del lavoro professionale, basata su logiche presuntive e generalizzate che non tengono conto della correttezza e della funzione economico-sociale svolta quotidianamente dai professionisti e dalle partite IVA.
Per queste ragioni, FISAPI chiede con decisione la soppressione dell’art. 129, comma 10, auspicando un intervento parlamentare che ristabilisca un quadro normativo coerente con i principi di equità, certezza del diritto, rispetto del lavoro professionale e buon andamento della pubblica amministrazione.
A cura dell’Avv. Carmelo Bifano – Presidente FISAPI Confederazione Generale Professioni Intellettuali





