Una delle grandi verità sulla leadership consiste nel fatto che un leader è capace di riconoscere un problema prima che diventi un’emergenza.

Questo è quanto  diceva Arnold Glasgow (famoso uomo d’affari  statunitense), che si addice molto bene a quanto sta succedendo oggi  in Italia. Il debito pubblico italiano, secondo quanto affermato dalla Banca d’Italia alla fine del primo semestre 2020,  ha raggiunto la vetta di 2.530 miliardi di euro circa 120 miliardi in più in solo sei mesi e per i prossimi sei mesi la tendenza è di un ulteriore aumento. Leggendo questi numeri ci si chiede da più parti, se, c’è o non c’è la preoccupazione di un fallimento Italia.

A conoscere elementi che sono riconoscibili solo guardando le carte, pare  proprio che l’Italia si stia incamminando su questo binario. In questo periodo nel Governo la tensione resta tesa  e caotica, tutti sembrano avere fretta  solo a tirare avanti. I Ministri fanno fatica  a trovare soluzioni in tema di Sanità, Lavoro, Istruzione, Economia e Giustizia. Dopo mesi di chiacchiere, interpretazioni e confusione, l’unica cosa che i cittadini hanno capito: è come saranno  tutti questi debiti.

Ma c’è di più perché ai 2530 miliardi di debito consolidato dovrebbero aggiungersi altri prestiti  (236 miliardi) già concordati con i paesi dell’Unione Europea, precisamente:

  • Recovery Fund  127 miliardi,
  • MES  37 miliardi,
  • Fondo Sure per la disoccupazione  fino a 20 miliardi,
  • Linea di credito BEI  fino a 40 miliardi,
  • prestito di 12 miliardi  fatto dalla BCE nel mese di marzo 2020.

Ma  quanti interessi paga l’Italia su questo debito pubblico?  Le stime, però, dicono che nel 2022 verranno superati i 73 miliardi di euro. E questa volta i numeri non li danno «i soliti pessimisti che ce l’hanno con il Governo», ma il Governo stesso, nel Documento di economia e finanza (Def) pubblicato dal dicastero presieduto da Giovanni Tria .

L’andamento del costo del debito pubblico nel breve termine, secondo il Def, sarà questo:

  • 2019: 63.984 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2020: 65.983 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2021: 69.659 milioni di euro (il 3,7% del Pil);
  • 2022: 73.739 milioni di euro (il 3,9% del Pil).

In sintesi: da qui a quattro anni, l’Italia pagherà il 9,1% in più di interessi sul debito pubblico o, se preferite, 17,4 miliardi di euro in più.

A causa di  questo grossissimo debito, cominciano  a delinearsi trame che quasi certamente porteranno all’aggravamento dei rapporti sociali.  Tutti ci auguriamo che questo non succeda,  ma quando la politica dà scarse e contraddittorie  risposte alle domande dei cittadini la tensione resta tesa e caotica.  Torna sulle prime pagine dei giornali il problema lavoro.

Solo creando lavoro è possibile sostenere e diminuire il debito pubblico, è necessario fare poche cose ma buone. Il continuo rinviare, può mettere in pericolo qualsiasi buon esito delle azioni messe in campo. I componenti di questo Governo si sopportano solo per avere per avere il potere e questo è l’idea più sbagliata che può avere chi ha nelle mani le sorti di un Paese. Sta succedendo  sempre più spesso che delle scelleratezze ben riuscite  prendono il nome di virtù, che ci indirizzano verso il fallimento Italia.