Se stiamo tutti a casa il corona virus è sconfitto. Il problema è quello che ci aspetta dopo.

Con la scusa di “proporre cose positive invece di  polemiche” si sta portando l’Italia “in profondo rosso” Portare eccezioni non è mai risolvere la questione e, la questione è:  che succede  se i creditori, cioè quelli a cui l’Italia  deve pagare il debito  pubblico, richiedono il pagamento di quanto prestato?  Nella vicenda corona virus si stanno inserendo prepotentemente due fatti: l’abbandono dell’America e  la sospensione del trattato di Schengen.

Dalle ali protettrici della democrazia ci stiamo avviando a concludere accordo con  paesi che democratici non sono.

Il Governo, ma soprattutto l’Europa,  fanno fatica a cercare soluzioni per combattere il corona virus e trovare soldi per  dare “ossigeno” ai cittadini e alle imprese. È necessaria una legislazione premiale nei confronti di chi domani è chiamato a far ripartire questo Paese per cui è indispensabile una manovra addizionale aggiuntiva  prima che si consumino altri fatti drammatici. Si ha l’impressione che non conosciamo quello che abbiamo sotto i piedi al di là di questa emergenza sanitaria, che  prima (auguriamoci prima) o  poi finirà, la sciagura vera è che sotto i piedi, ci sarà un forte indebitamento che tutti siamo  chiamati ad estinguere al lordo di quello che oggi è stato sospeso o rinviato. Quasi certamente quest’anno il debito pubblico si avvicinerà ai 2460 miliardi di euro, una fetta consistente  rispetto a quello dell’intera Europa a 28 Stati, che ammonterà a circa 13.000 miliardi entro la fine di quest’anno. I dati sono impietosi e i maggiori interessati sono le classi più deboli e la preoccupazione  è quella che sarà una vera chiamata alle armi dopo aver vinto la guerra contro il corona virus per risollevare l’economia italiana. Quanto reddito lordo dovranno produrre le aziende per pagare lavoratori, contributi, tributi e tasse? I motivi di preoccupazione sono alti e alti dovrebbero essere i motivi di rassicurazione, sia sulla sanità che sull’economia da qui la chiamata in causa del Governo e dell’U.E. ma, al momento si annotano solo ipotesi e non fatti. Non è possibile deprimere ulteriormente l’economia se si va avanti così si prepara un futuro difficile, anzi drammatico, mentre gli speculatori sono di nuovo all’attacco  della nostra economia.