La negoziazione assistita contrasta con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dunque non più obbligatoria.

La negoziazione assistita è troppo costosa, anche se conclusa con i parametri medi; così la regola  che la prescrive come obbligatoria va abolita, perché è in contrapposizione con la Carta Ue, lo dice un giudice della III sez. civile del tribunale di Verona con  Ordinanza  emanata il 16 gennaio 2020.  Nel suo esame il Giudice asserisce che  sarebbe invece fondamentale, anche per la negoziazione,  stabilire «importi fissi inderogabili», come «una sorta di calmiere», in modo simile a quanto viene già regolato dal D.M. N. 180/2010,  per le spese di mediazione, dove sono fissate evidenti diminuzioni del compenso per i conciliatori quando la mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Il giudice respinge la legge italiana, ritenendo di non applicarla  poiché in dissenso con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in sintesi il Giudice dice che  la negoziazione assistita obbligatoria costa troppo.

Nello specifico, secondo il giudice veronese l’Art. 3, comma 1, del D.L. n.132/20142 non va attuato perché  è chiaramente  in dissenso con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con gli artt. 6 e 13 della CEDU, che statuiscono il principio inderogabile della «tutela giurisdizionale effettiva».

Nel giudizio, la parte convenuta aveva sollevato l’eccezione di improcedibilità della domanda di parte attrice proprio per il mancato esperimento della negoziazione assistita; ma l’ordinanza ha considerato che per la giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue [CGUE sent. n. 457 del 14 giugno 2017.3] le forme di Adr (alternative dispute resolution, i metodi alternativi di risoluzione delle controversie) sono ammissibili solo se generano costi nulli o quantomeno molto contenuti.

Invece nel caso italiano il decreto ministeriale [Dm n.37/20184] che fissa i criteri per determinare onorari e compensi dei difensori delle parti non prevede alcuna riduzione del compenso per l’avvocato che assiste la parte nella fase iniziale della negoziazione assistita (il giudice precisa che anche la vigente possibilità di riduzione dei parametri comporta «sempre risultati di una certa consistenza»), nonostante il fatto che essa prevede – scrive il giudice – una durata e un impegno «assai contenuti»: sarebbe invece necessario fissare «importi fissi inderogabili», quasi «una sorta di calmiere»,

Secondo il giudice, “non è determinante la considerazione che la parte risultata vittoriosa in giudizio potrebbe in seguito recuperare i costi per l’assistenza difensiva, compresi quelli della negoziazione assistita svolta nella fase preliminare, poiché l’esito della causa è incerto, avuto riguardo al momento in cui viene sostenuta la spesa, mentre la Corte di giustizia impone di evitare ora e subito che la parte debba sostenere oneri che pregiudichino o condizionino il suo accesso alla giustizia”.

 

Autore: Giovanni Pecoraro