Perché il Ministro della Giustizia ha dato un taglio “all’obbligatorietà” della mediazione civile?

Così il Ministro nella relazione parlamentare: “Giustizia, continua il calo del contenzioso civile: in 10 anni le cause si sono ridotte del 36%”.

Caro Ministro, perchè non dici che se le cause in entrate sono diminuite, è grazie all’istituto della  mediazione civile? È da tempo del  suo insediamento che avvocati e mediatori hanno avanzato richieste di rafforzamento di questo istituto e contrariamente a quanto promesso ( “saranno sempre sentite le categorie interessate”), ha agito diversamente.

Lei è un  Ministro che ha stravolto una buona legge senza giustificazione o ragione a differenza dei suoi predecessori (vedi Commissione ALPA, fortemente voluta dal ministro Orlando). La maggior parte dei professionisti e dei giovani laureati di tutte le discipline sono in subbuglio per la scelta sciagurata di “eliminare dall’obbligatorietà la materia bancaria, finanziaria, assicurativa e di responsabilità sanitaria  e modificare in senso negativissimo per i cittadini la mediazione riguardante  le controversie di scioglimento delle comunioni nell’ambito delle successioni e divisioni”.

Tutte materie queste, che sono ” le specializzazioni”dello Studio Legale Bonafede & Partners corrente in Firenze del quale ne è stato titolare fino alla sua sospensione dall’esercizio della professione ex art. 20, 1 co., l. 247/2012, per assunzione di incarico istituzionale dal 01.06.2018.

Lo studio – come si evince da quanto riportato  sulla homepage del sito – “ha acquisito particolari competenze nella “materia contrattuale e assicurativa, nel settore della responsabilità medica” di esecuzioni e vendite immobiliari,  controversie anche in materia successoria, diritto di famiglia, diritto del lavoro, assistenza in materia edilizia e condominiale” il tutto anche attraverso propri collaboratori.

Sarà pure un caso ma agli occhi dei cittadini queste modifiche appaiono più come un salvaguardare un proprio interesse e quello dello studio piuttosto che quello generale dei cittadini, cioè il contrario di quanto promesso  durante la sua ascesa a questo Ministero.